VIAGGIATORI NEL TEMPO #2 _ Goethe e gli ulivi
Pubblicata il 08 Settembre 2017
Pochi sanno, probabilmente, che prima di arrivare alla Cascata delle Marmore i viaggiatori dei secoli scorsi trovavano diversi altri motivi per apprezzare la campagna ternana. Motivi che potremmo definire… appetitosi !!

Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), di passaggio a Terni il 27 ottobre del 1786, non poté fare a meno di stupirsi per la presenza diffusissima degli ulivi: “In un terreno molto sassoso ho visto oggi le piante d’olivo più grandi e più annose (antiche) mai viste”. Il grande scrittore tedesco si incuriosì a tal punto da fornire ai lettori del suo voluminoso “Italienische Reise” (tradotto con il titolo di “Viaggio in Italia”) anche delle informazioni sulle modalità di raccolta delle olive: ”Siamo al principio della raccolta delle olive. I contadini le abbacchiano con le pertiche. Quando si annunzia un inverno precoce, il resto della raccolta si lascia sui rami fino a febbraio”.

Le colline appena al di sopra di Terni erano così ricche di uliveti che non a caso una di esse prese il nome di Vocabolo Palma (toponimo che compare per la prima volta in una sentenza arbitrale del 1424), che è derivato dal termine tardo-latino palma inteso come “ramoscello di olivo”. Un’altra zona collinare a ridosso della conca ternana, Colle Lauro (in questo caso dal latino laurus in accezione di alloro), da sempre è interessata da intense coltivazioni di ulivi.

Ma non erano solo gli uliveti a colpire i viaggiatori. Il borgo di Papigno ad esempio era famosissimo in tutta Europa per le sue pesche, i “perzichi”, una varietà della pesca giallona di cui è rimasta una memoria vaga e confusa, nonostante siano passati solo pochi decenni dalla fine della sua coltivazione. Ma a cominciare da Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) che ne parla con ammirazione nella sua Naturalis Historia, i perzichi di Papigno erano rinomati sin dal Seicento e vennero citati in molti testi successivi: "Frutti di una non ordinaria grossezza" li dichiara il Riccardi nei primi dell’Ottocento, mentre Alinda Bonacci Brunamonti alla fine del XIX secolo gli dedica perfino versi poetici: "e il Sol d’agosto imporpora la gota lanuginosa delle pesche d’oro", mentre più concreta è la testimonianza entusiasta del Vescovo di Terni, Vincenzo Tizzoni, secondo cui "le pesche di Papigno pesavano ognuna fino a venti once romane" (1843).

Dovevano essere però molti altri i frutteti e le piantagioni che ricoprivano con i loro colori sgargianti tutti i terreni adatti alle coltivazioni. Suggestivo è il ricordo di viaggio del filosofo e storico francese Hyppolite Taine (1828-1893), in carrozza da Roma a Perugia nella primavera del 1864, che così descrisse la valle ternana attraversata procedendo dall’alto della collina su cui sorge Narni : “Il paesaggio si abbellisce ancora di più: ecco una pianura fertile di frumenti verdi, di olmi sposati alla vite, un grande giardino sorridente”.

E siccome siamo in settembre, periodo di vendemmia, sarà bene concludere questa piacevole divagazione sulle antiche prelibatezze gustate dai viaggiatori ricordando che il celebre poeta decadentista Paul Valery (1871-1945) annotò tra le specialità gastronomiche della regione “le pregiate pesche di Papigno, a Spoleto squisiti i tartufi e le trote del Clitunno” e di Terni il “buon vino fatto alla maniera antica”.


Saverio Ricci.

Storico dell’arte, guida turistica dell’Umbria



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