Chiesa di Sant’Alò

Sembra che laddove sorge la chiesa di Sant’Alò, in epoca pagana si venerasse la dea Cibele. Sant’Alò è comunque la più importante testimonianza dell’epoca romanica a Terni. Il santo cui è dedicata è Aloysius, santo francese protettore degli orafi diventato nella lingua popolare un più sbrigativo Alò. La chiesa sorge davanti ad una fontana, ancor oggi in uso, che nei tempi antichi era al servizio di coloro che abitavano fuori delle mura cittadine, da cui Sant’Alò dista poche decine di metri.

Si tratta di una costruzione abbellita all’interno da colonnati ed affreschi ed all’esterno in quella che è ora la facciata, da una serie di frammenti di sculture in massima parte d’epoca romana e di provenienza apparentemente da un monumento funebre. Quella che oggi è la facciata era in origine il fianco della chiesa. Il prospetto principale è stato cancellato in quanto utilizzato come muro laterale della casa del 1300 costruita attaccata alla chiesa, quando si procedette anche all’amputazione della parte superiore del campanile che fu anch’esso inglobato nella nuova costruzione. Nel realizzare la nuova facciata e nel ricostruirne il muro si sono utilizzati numerosi frammenti di epoca romana provenienti con tutta probabilità da monumenti funerari, così com’è accertato che sia il caso dei leoni scolpiti che arricchiscono l’ingresso al tempio. All’interno della chiesa, che è un fiorire di archi e colonne, si trovano numerosi affreschi, alcuni dei quali danneggiati abbondantemente, i più antichi dei quali risalgono al XII secolo mentre gli altri datano fino al XVI.

Sant’Alò, appartenne ai frati Agostiniani, quindi alle suore francescane e sembra anche ai cavalieri di Malta e fu commenda comunque di cavalieri Gerolosimitani, vale a dire del regno di Gerusalemme di cui facevano parte sia i Templari che gli Ospitalieri. Il passaggio a questi ultimi ebbe luogo nel corso del XVII secolo, periodo in cui ogni parte interna della chiesa di Sant’Alo, comprese le colonne, tutto era stato ricoperto con intonaco su cui si erano eseguiti affreschi.

Finita in abbandono fu usata come magazzino e deposito di carbone e in molti casi si danneggiarono i dipinti con colpi di scalpello che dovevano assicurare la presa di una nuova e grezza intonacatura. L’abside crollò. È stata recuperata intorno alla metà del secolo scorso e riconsacrata nel 1960. È attualmente utilizzata come luogo di culto dei copti dell’Umbria.

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