Chiesa di Santa Maria del Carmine

Dall’immagine di una Madonna dipinta sul muro dell’anfiteatro all’epoca declassato a muro di cinta dell’orto del vescovado, e dal senso religioso di tanti ternani, nacque la chiesa di Santa Maria del Carmine, edificata nel 1600 a iniziativa della Confraternita all’uopo creata e che aveva il medesimo nome. A proteggere quell’immagine sacra dalle intemperie era stata all’inizio costruita una tettoia che poi grazie alle offerte dei fedeli diventò una cappelletta di venti piedi di lunghezza e 18 di larghezza: minuscola se si pensa che il “piede ternano” misurava 335 millimetri e quindi la chiesa era di sette metri per sette, più o meno. Si volle qualcosa in più specie dopo la costituzione di una Confraternita che prendeva il nome dall’immagine della Madonna, e quindi Confraternita del Carmine che divenne in pochi mesi tanto numerosa che la chiesetta era insufficiente. Si procedette allora alla costruzione della chiesa che ancor oggi è possibile ammirare all’interno del parco dei giardini della Passeggiata. L’intonaco del muro dell’anfiteatro su cui la Madonna era stata dipinta fu distaccato e trasferito sull’altar maggiore della nuova costruzione.

La Confraternita intanto cresceva in numero di aderenti e in consistenza economica, tanto che tra i suoi compiti – a un certo punto – rientrò anche quello di far prestito. In sostanza diventò erogatrice di mutui fondiari garantendosi attraverso l'apposizione del proprio stemma sugli immobili che venivano così realizzati in città.

La chiesa, invece, fu costruita con una buona dose di calma, visto che risulterà compiuta solo nella seconda metà del 1700. Ma si presentava come una chiesa abbastanza ricca e dotata di opere di un certo pregio. La cupola fu affrescata da Ludovico Carosi, mentre il soffitto era stato rivestito con una grande tela di circa 150 metri quadrati, per anni attribuita dagli storici a Girolamo Troppa e raffigurante L’Assunzione. Un’attribuzione che era viziata da molti dubbi comunque, conseguenza dello stato di forte degrado della tela. Un documento ritrovato dal parroco del Duomo, don Carlo Romani, ha successivamente consentito di individuare con maggior precisione non solo la scena raffigurata (Elia che su un carro di fuoco ascende al cielo), ma anche gli autori che sarebbero Paolo Barla e Pietro Taloni.

La chiesa ha vissuto non poche vicissitudini che ne hanno messo a dura prova lo stato di conservazione: prima l’acquartieramento di soldati francesi durante la Repubblica Romana del 1799; poi la cancellazione della Confraternita da parte dello stato unitario dopo il 1870 e successivamente l’abbandono totale anche da parte della Diocesi che la considerò alla stregua di un sovrappiù, vista la presenza di altre grandi chiese nella zona, prima fra tutte la cattedrale.

Nella seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso la chiesa di Santa Maria del Carmine, transitata nella proprietà del Comune di Terni, è stata recuperata e restaurata per essere utilizzata come auditorium.

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