Sito archeologico di Carsulae

Carsulae è nata, probabilmente, con la consolare Flaminia che l’attraversava per tutta la sua lunghezza. O fondata ex novo o cresciuta per l’agglomerarsi delle popolazioni che abitavano nei dintorni in preesistenze di cui restano testimonianze specie sul monte di Sant’Erasmo. Certo è che durante l’età imperiale romana fu una grande città come dimostrano la ricchezza delle epigrafi, la dimensione delle costruzioni pubbliche, dal foro all’anfiteatro, dal teatro alle terme, al grande arco di San Damiano che ne segnava l’uscita nord. Gran parte dei resti sono ancora da riportare alla luce, anche se gli scavi a Carsulae sono cominciati già nel XVII secolo.

Misteriosa resta la causa della celere decadenza della città. Non sono da scartare alcune ipotesi: dall’instabilità del terreno, a causa della dolina nella zona occidentale della città, alla distruzione cruenta da parte di qualche esercito.

Una città avvolta nell’alone di un mistero, soprattutto per la sua fine improvvisa: il massimo splendore lo raggiunse nel I e II secolo d.C., ma già nel III sono pochissimi i dati documentari che fanno riferimento a Carsulae, la quale finisce di essere nominata nel IV secolo. Gli interrogativi attorno ad una fine così repentina hanno lasciato lo spazio alle più varie congetture, anche relativamente al ruolo svolto da questa città che acquistò ricchezza ed importanza con la penetrazione cristiana in Umbria, ma subito dopo decadde irrimediabilmente. Centro di passaggio, che si dotò di grandi terme, di una basilica, di un foro monumentale; destinò una vasta area all’uso ludico realizzandovi un anfiteatro con un asse maggiore di quasi novanta metri, ed un teatro; e nella zona del foro costruì due templi gemelli, i “Gemini”, una presenza che ha dato origine a teorie affascinanti seppure appaiano forzate, secondo le quali Carsulae fu un importante centro religioso Celtico, motivo per cui sarebbe stata dannata alla sparizione dalla sopravanzante religione cristiana.

Nel medioevo, su preesistenze romane, è stata edificata la chiesa di San Damiano, ciò che rimane di due conventi anch’essi diruti e le cui vestigia hanno seguito quelle di Carsulae, divenuta una cava di pietre già squadrate riusate per nuove costruzioni nelle zone circostanti e a Palazzo Cesi ad Acquasparta.

Il Centro Visita e Documentazione “U. Ciotti” e l’esposizione allestita all’interno dell’area ospitano una selezione di reperti rappresentativi della cultura materiale e della produzione artistica: ceramiche, vetri, lucerne, sculture di marmo (il ritratto dell’Imperatore Claudio e la statua di Dionisio) sarcofagi di pietra locale e di piombo, terrecotte architettoniche.

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