Ponte del Toro

Si chiama Ponte del Toro, perché si è sempre ritenuto che quell’arcata a due passi dalla Cascata delle Marmore fosse il rudere di un’opera più grande, appunto un ponte realizzato in epoca romana. Invece pur se la tecnica costruttiva è la stessa dei ponti romani, si tratta di un’opera di regimentazione idraulica. Lo si è accertato nel corso in una recente opera di restauro e di riscoperta di un manufatto che per secoli è rimasto coperto da terriccio e rovi. Fu individuato all’inizio del XIX secolo nel corso della costruzione dell’opera di presa di uno dei tanti canali che portavano acqua a Terni. Nelle vicinanze, dalla parte opposta rispetto al corso del Nera, tornò alla luce anche un insediamento preistorico.

A permettere di comprendere con maggiore esattezza quale fosse la vera funzione della costruzione è stata la ricerca delle sue parti mancanti ed uno studio finalmente compiuto su di esso. Il manufatto non è abbastanza largo per essere compatibile con una strada: i circa due metri non avrebbero consentito il transito dei carri, senza contare che, oltretutto, il suo lato a monte finisce contro lo sperone di roccia. Si tratta comunque di un’opera monumentale, costruita utilizzando grandi blocchi di pietra sponga, la stessa pietra che ha rapidamente ostruito in modo parziale ma consistente la luce dell’arco. La pietra sponga è un tipo particolare di travertino che si forma in tempi rapidi mediante la calcificazione di foglie e detriti organici. Resta da individuare la funzione di quell’opera idraulica. Secondo alcune ipotesi essa costituiva uno sbarramento che regolava il deflusso delle acque del Nera e del lago che s’era formato a monte anche in conseguenza della realizzazione della Cascata delle Marmore. Però non risulta che all’epoca in cui Ponte del Toro fu costruito, nel periodo dei due secoli a cavallo della nascita di Cristo, esistesse un lago nella bassa Valnerina, quasi alle porte di Terni. L’ipotesi al momento accreditata è, quindi, che servisse a contenere e a regolare il deflusso delle acque che dal pianoro di Marmore (e in epoca antecedente alla realizzazione della stupefacente opera idraulica che è la Cascata) precipitavano nel fiume Nera percorrendo un canalone naturale lungo il ripido fianco della montagna a sbalzo sulla vallata. Un canalone che è tutt’oggi percepibile in mezzo alla vegetazione, sulla sinistra del Ponte del Toro (la destra per chi è ad esso di fronte) e che scendendo s’indirizza proprio in quel punto in cui l’opera è stata costruita.

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