Palazzo Bianchini Riccardi

Risale al Cinquecento il Palazzo Rosci (o Rossi) ora Bianchini Riccardi.

È stato via via attribuito al Bramante, al Vignola, Al Sangallo, ma rimane per ora senza una “paternità” ufficiale. Si tratta comunque di un palazzo importante se non altro in relazione al prestigio della famiglia che nel commissionarlo scelse di fissare la propria residenza in piazza del Duomo. Per la sua realizzazione si procedette, come spesso è accaduto per i grandi palazzi ternani dell’epoca medioevale e rinascimentale, all’unificazione di costruzioni già esistenti.

La particolarità della facciata di Palazzo Rosci e poi Bianchini-Riccardi è costituita dal profilo incurvato e dal grande portone d’ingresso “fuori asse”. Due particolarità costruttive, entrambe dettate proprio dall’esigenza di utilizzare il già costruito.

Ad abbellire la facciata la fascia che segna il piano nobile, decorata con una serie di gigli angioini recanti lo stemma della famiglia Rosci. Sull’esatta denominazione della famiglia che lo fece costruire va appena accennato al fatto che la dizione Rosci altro non è che la versione dialettale ternana di Rossi, che sembra fosse originaria della Toscana.

Notevole per la sua eleganza, il Palazzo si distingue per una particolarità che in altri palazzi nobili di Terni non compare: il sedile riservato al popolo che scorre lungo l’intera facciata e che lo fa tipico di una piazza luogo di incontro e di contatti sociali, come fu quella su cui si affaccia la Cattedrale. Per questo, sicuramente per importanza e frequentazione da parte dei cittadini questa divenne la seconda piazza della città dopo Piazza Maggiore (attualmente Piazza della Repubblica).

Recentemente restaurato dopo decenni di decadimento, il Palazzo conserva all’interno una serie di affreschi e di tempere che raffigurano episodi della Gerusalemme Liberata, e che sono di un certo interesse. Intatta la pavimentazione dell’atrio d’ingresso fatta con grosse lastre di pietra, mattoni e ciottoli, meno rispettata col passare dei secoli la struttura originaria del giardino di cui rimane però una parete di fondo semicircolare con una serie di busti marmorei.

A lato del palazzo, in un piccolo giardino, in un’edicola è conservata l’immagine della Madonna del Cassero, un simulacro cui i ternani furono in passato assai devoti. L’immagine della Madonna fu dipinta da un ignoto, sulle pietre del diruto cassero, la fortificazione che sorgeva a scavalcare il fiume Nera, opera di difesa della Porta Romana. La devozione cui era fatta segno l’immagine della Madonna, suggerì la costruzione di una chiesa, utilizzando per la facciata proprio le pietre del cassero diruto.

Andata in rovina anche la chiesa l’immagine della Madonna, rimasta intatta, fu posta dirimpetto al Duomo.

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