Biblioteca Comunale

Per secoli è stato il palazzo del potere, oggi ospita la Bibliomediateca di Terni, sede di iniziative culturali oltre che di raccolta e consultazione di testi e supporti multimediali. Il palazzo è stato costruito agli inizi del XIV secolo sulla piazza principale della città, la Platea Columnarum, poi piazza Maggiore (attuale Piazza della Repubblica). Il luogo di raccolta, l’agorà, dove si innalzò la colonna frumentaria e ancor oggi teatro principale della vita politico-amministrativa cittadina. Il Palazzo, attraverso le lapidi che vi sono apposte sia sulla facciata che all’interno, da solo racconta una gran parte della storia cittadina a far data dalla sua destinazione a municipio. Si va dalla celebrazione del Re Vittorio Emanuele, a quella di Garibaldi; al ricordo di uomini illustri, a fatti dolorosi o di trionfo che hanno coinvolto la città.

Nel 1293 il Comune di Terni costruì il palazzo che aveva deciso fosse destinato al Governatore utilizzando le strutture di case preesistenti acquistate all’’uopo. Un fabbricato tipicamente trecentesco, dalle strutture possenti di cui rimane solo qualche esempio nell’ex sala XX Settembre, oggi “Caffè letterario” della Bibliomediateca.

Della struttura originaria non esistono alte testimonianze, né esiste una qualche pianta che fornisca una qualche indicazione su come fosse. Ciò è dovuto in massima parte al fatto che col passare dei secoli il palazzo del Governatore ha subito una serie numerosa di rimaneggiamenti e restauri iniziati già nel XV secolo e dettati dalla necessità di adattarlo alle esigenze che mutavano insieme col ruolo pubblico dell’inquilino. Dopo il governatore quelle sale hanno ospitato podestà, e successivamente, per lungo tempo, i rappresentanti del potere papale. Vescovi, legati e amministratori pontifici lo hanno utilizzato per tutte le esigenze tipiche di una sede decentrata di governo. Nei suoi sotterranei ha anche ospitato il carcere. Un palazzo –così lo descrive lo storico Francesco Angeloni nel XVII secolo – “di doppi appartamenti con antiche e moderne pitture e più armi di Pontefici, di cardinali e governatori, lavorate in fresco e in stucco”. Vi “dimorano i prelati che la città per santa Chiesa hanno in cura; comprendendovisi le carceri e una gran torre con sue campane e orologio di Comune”.

Nel 1872, finito il potere temporale dei papi, il palazzo fu destinato a sede del municipio e subì il più incisivo rimaneggiamento della sua luna storia, in pratica una seconda costruzione. Anche la facciata principale divenne non già quella sulla piazza principale, ma quella opposta, che dà sull’odierna piazza Solferino. Con l’avvento del Regno d’Italia il palazzo passò al potere municipale, un ritorno alle origini, in una qualche maniera. È stato quindi sede del sindaco, quindi del podestà in epoca fascista, e poi delle strutture comunali dell’era repubblicana. Fino a quando alla metà degli anni Settanta del secolo scorso, il municipio si è trasferito e, il palazzo, che nel frattempo era stato di nuovo oggetto di rimaneggiamenti a causa dei danni subiti per i bombardamenti della seconda guerra mondiale, fu destinato a sede della biblioteca. L’ultimo, profondo restauro si è avuto dieci anni dopo questa decisione. E’ stata nell’occasione ricostruita la torre che era stata distrutta dalle bombe. La precedente classica torre campanaria che terminava con una cornice merlata, è stata sostituita dalla moderna struttura di vetro e marmo che rappresenta, stilizzata, la Cascata delle Marmore.

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