Palazzo Mazzancolli

Palazzo Mazzancolli è considerato una delle testimonianze più importanti dell’architettura medievale a Terni, anche se, in verità, esso risale all’inizio dell’epoca rinascimentale. Fu costruito verso la metà del 1400. La famiglia Mazzancolli voleva un segno della propria potenza. E ne aveva ben donde. Ludovico Mazzancolli era Vescovo di Terni (lo fu dal luglio 1406 al luglio 1458), suo fratello Ettore invece notaio del camerario del comune e Priore. Giovanni, uno dei tre figli di Ettore, fu il più potente della famiglia Mazzancolli: giudice delle cause civili e penali nelle Marche; vicario di Sigismondo Malatesta e podestà a Rimini, governatore di Città di Castello e poi di Terracina, auditore delle cause apostoliche, molto vicino al Papa Pio II, fine diplomatico e spregiudicato politico.

Fu Giovanni a volere la costruzione del palazzo, eretto sul basamento di due torri preesistenti, e Vi “fuse” nella facciata lo stemma di famiglia: un braccio che tiene una mazza poggiata in collo. Otto anni andarono avanti i lavori; ma nel 1458 il palazzo era completato, e proprio in quell’anno il vescovo Ludovico morì, ricevendo, nella cattedrale di Santa Maria Assunta (attualmente Duomo di Terni), sepoltura degna di un personaggio e di una famiglia che nel secolo XV aveva nelle sue mani gran parte delle leve del comando a Terni. L’anno dopo, nel 1459, il lustro e la potenza della famiglia Mazzancolli ebbe il riconoscimento da parte del Papa che vi dimorò sostandovi mentre compiva un viaggio a Mantova.

La famiglia Mazzancolli abitò il palazzo soltanto per circa sessant’anni. Poi così come s’era rapidamente affermata, con altrettanta rapidità decadde. Fu Lattanzio l’ultimo Mazzancolli ad abitare nel palazzo che nel 1619 fu abbandonato a seguito del trasferimento della famiglia da Terni. Da allora se ne sono perse le tracce. Agli inizi del ‘700, il palazzo passa in proprietà ai Montani-Leoni, ed è poco utilizzato, fino alla prima metà del 1800, quando Abramo Ascoli lo utilizzò per realizzarvi una filanda di seta.

Successivamente fu sede del Monte di Pietà ed in epoca più recente del Partito Fascista, e poi della questura. Restaurato, ospita oggi l’Archivio di Stato.

In occasione di ognuno dei mutamenti d’uso, il palazzo fu sottoposto a restauri e subì quindi non pochi rimaneggiamenti. Rimane di particolare interesse la piccola corte interna, dominata da un portico a tre ordini di elegante fattura, la stessa che forse aveva in origine quella che oggi è una scalinata che porta dalla corte al primo piano e che risente del fatto di essere stata completamente demolita e poi ricostruita nel corso dei lavori risalenti al 1926 (quando il “Mazzancolli” fu utilizzato dalla federazione fascista). I lavori, progettati da Gaetano Coppoli, risentono delle “mode” architettoniche del tempo che si fanno notare non solo nella scala, ma anche in altre parti del palazzo.

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