La Pressa da 12.000 t

Per la “Società delle Fucine”, una consociata nata da una costola della “Terni”, la pressa da dodicimila tonnellate aveva il valore del rottame di ferro: valeva per quanto pesava ossia, fatti i conti, un miliardo e cento milioni di lire. Ma per Terni la pressa da dodicimila tonnellate valeva molto di più: era ed è un pezzo di storia cittadina, un simbolo del lavoro, della tecnologia, dell’impegno di una intera città per la sua fabbrica.

La pressa entrò in funzione nel 1935 e fu messa “in pensione”, nel 1993 dopo quasi sessant’anni di onorato servizio. Una macchina monumentale, di per sé: realizzata dalla Davy Brothers Ltd e dalla società “Terni” è alta 16 metri e 89 centimetri con un base d’appoggio rettangolare con i lati di nove metri e 53 centimetri e di quattro metri e 12 centimetri, per un peso totale di 1-751 tonnellate.

L’amministratore delegato della Società delle Fucine, Walter Lessini, si dimostrò sensibile al salvataggio di un monumento al lavoro ternano e accondiscendente in caso di offerta di acquisto da parte del Comune (alla cifra che per la Finsider corrispondeva al valore della pressa). Il Comune di Terni si attivò e con contributo di altri enti e di associazioni private si assicurò la proprietà della pressa che non fu quindi ridotta a rottame e fusa nei forni delle acciaierie.

Una apposita commissione, composta anche di esperti del settore dell’archeologia industriale, individuò il punto in cui posizionarla in città. Si scelse il piazzale antistante la Stazione Ferroviaria: un biglietto da visita per chi arriva in città. La pressa fu restaurata per quanto necessario e completamente riverniciata. Grigia, in origine, la colorazione era diventata verde negli anni Sessanta del secolo scorso. Successivamente erano state aggiunte le bande gialle laterali.

I lavori per il posizionamento, piuttosto complicati, furono realizzati con l’ausilio di tecnici e ditte specializzate. La pressa-monumento è stata inaugurata nel 1999.

Quella macchina possente era stata voluta dalla “Terni” per sostituire il “Grande maglio” a suo tempo simbolo del lavoro cittadino, una delle macchine più grandi del mondo nel suo genere. La pressa da 12mila tonnellate (è la potenza) che lo sostituì anche nell’aspetto simbolico, consentiva la forgiatura di lingotti del peso di 200 e 400 tonnellate.

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