Da vedere

Filtra per Categoria

Palazzo Briganti (Ridolfi)
[Edifici di architettura moderna]

  • Palazzo Briganti, merita una posizione d’eccellenza nella Terni “segnata” dalla matita di Mario Ridolfi e Wolfganf Frankl. Loro che hanno usato a piene mani la pietra sponga tipica della Terni medievale per rivestire le loro opere, nel progettare il Palazzo Briganti hanno scelto una diversa soluzione in segno di rispetto per la vicina chiesa di San Pietro, carica di storia, che è stata costruita con quel particolare travertino proveniente dalle cave delle Marmore. Al piano stradale il palazzo, il cui progetto risale al 1962, tiene conto delle esigenze del committente, proprietario di un grande magazzino. Presenta quindi su tre lati un portico con superfici vetrate. Originariamente le vetrine fisse non esistevano, sostituite da una serie di infissi mobili, che, nei disegni di Ridolfi, andavano rimossi ogni giorno all’apertura dell’attività commerciale. Il fine era quello di riproporre in tratti contemporanei le logge medievali che ospitavano i mercati. Una originalità che si è persa con la predisposizione delle vetrine fisse, comunque in posizione arretrata perché rimanesse, se non la loggia, almeno il porticato. Su di esso poggia il fabbricato superiore, un cubo. Nei piani superiori Ridolfi e Frankl fecero ricorso, e fu per loro una soluzione sperimentale, ad una tipologia costruttiva del tipo a corte, con ballatoi, per terminare poi con un piano ad altane le quali richiamano le forme usate per i vecchi palazzi ternani. Per ciò che concerne il rivestimento esterno, evitata la pietra sponga, per movimentare l’insieme si è fatto ricorso alla ceramica usata per sottolineare balconi e finestre. All’interno una mirabile scala ellittica, mentre per quanto riguarda i particolari in ferro, ringhiere e maniglie delle porte, Domenico Malagricci ha dato nel caso di Palazzo Briganti, fondo a tutta la sua arte sapiente di mastro ferraio. Il palazzo Briganti si inserisce in uno spazio “segnato” in maniera decisa dalla chiesa di San Pietro, in un accostamento tra antico e moderno che diventa più sfumato se si considerano gli altri interventi di edilizia di Ridolfi che si trovano praticamente tutto d’intorno al fianco destro della chiesa di San Pietro. In questi ultimi grazie all’uso massiccio di pietra sponga e mattoncini rossi si assiste alla ricostruzione di un tratto del centro storico cittadino, che nasce dalla fusione nella realizzazione dei fabbricati più che dall’accostamento tra l’antico ed il contemporaneo.
    Leggi Tutto

Palazzo Chitarrini (Ridolfi)
[Edifici di architettura moderna]

  • Nel redigere il piano di ricostruzione della città bombardata, Mario Ridolfi v’inserì la via Primo Maggio parallela al corso Tacito ed individuò uno slargo che collegava le due strade: Largo Villa Glori. Uno spazio vuoto creato dalle bombe che l’architetto volle mantenere, in memoria dei mille ternani che sotto le bombe perirono. Alla funzionalità di spazio pedonale di raccordo, si aggiungeva anche l’opportunità di creare una vista di particolare suggestione che arrivava fino alla chiesa di San Francesco. Fu per questo che nel progettare, nel 1951, Palazzo Chitarrini che si affaccia su largo Villa Glori, Ridolfi e Frankl posero particolare attenzione affinché guardando dall’angolo del palazzo fosse possibile vedere in lontananza la chiesa, creando così un nuovo asse urbano riferito alla città storica che aveva come punti estremi il nuovo Palazzo Chitarrini e l’antica chiesa dedicata a San Francesco. Per creare un legame tra la nuova e l’antica costruzione, fecero ricorso all’uso della pietra sponga. Una grande costruzione che occupava tutto un lato della piazza non poteva presentarsi come un unico blocco squadrato. Ed ecco il ricorso ai balconi triangolari (già usati da Ridolfi al quartiere Italia), e un fascione di cemento che forma sulla facciata una lunga serie di onde destinate ad ospitare le insegne dei negozi. Con la progettazione della scuola media “Leonardo Da Vinci”, Mario Ridolfi e Wolgang Frankl, completano quel “disegno” di scorcio cittadino che era stato avviato con la progettazione del Palazzo Chitarrini. La scuola sorge nelle immediate vicinanze della chiesa di cui riprende alcune tipologie basilari (la pietra sponga) e a stabilire un ulteriore, delicato eppur “urlante”, segno di contatto, mette in evidenza le aperture delle finestre usando la ceramica, così come nel marcapiano del campanile, e per di più citando gli stessi colori. Non mancano i richiami a Palazzo Chitarrini, con l’uso del cemento armato, né con la coeva Casa Briganti (anni 1959-1960), realizzata in corso Vecchio Il Palazzo o “Casa Chitarrini” presenta altre particolarità quali i piani parzialmente sfalsati, mentre sono di un certo interesse certi elementi secondari quali le ringhiere delle scale interne, opera di Domenico Malagricci, maestro ferraio che collaborò costantemente con Ridolfi e Frankl.
    Leggi Tutto

Fontana di Piazza Tacito (Ridolfi)
[Sculture e monumenti]

  • Quella che oggi è piazza Tacito era in origine uno slargo, estrema propaggine nord della città di Terni, traversata circa a metà dalle mura medievali. La costruzione della stazione ferroviaria e la successiva apertura di corso Tacito conferirono a quello slargo il ruolo di piazza e futuro centro direzionale. Fu per questo che dopo il 1930 il Comune bandì un concorso nazionale perché essa rispondesse a queste nuove esigenze. Quel concorso fu l’occasione del primo impatto di Mario Ridolfi con Terni. Fu il suo progetto, redatto insieme a Mario Fagiolo, a vincere infatti il concorso. Una piazza significativa, quella che si voleva. Ed eccola divisa in quattro parallelepipedi uguali tra loro, arricchiti con delle strisce di verde composte da alberi di leccio, armonizzati nella forma con gli edifici già esistenti alcuni dei quali erano stati appena realizzati e legati allo status di capoluogo di Provincia che Terni aveva assunto nel 1927. Al centro della piazza non più il grande monumento innalzato in memoria dei caduti della prima guerra mondiale, bensì quello che poi diventò e fu per anni il simbolo della città. Una fontana dalle forme moderne, con un grande catino, e l’acqua che cadeva abbondante da una vasca posta più in alto. Al centro di tutto un lungo palo d’acciaio, quasi un ago, a svettare verso il cielo, alto oltre trenta metri. Una specie di monumento all’acciaio, all’industria, all’energia che da quell’acqua scaturisce. Un monumento al futuro. Abbellito nella sua essenzialità dall’intervento di un artista come Corrado Cagli il quale realizzò il mosaico della vasca, delimitata da un muretto di marmo, un invito a sedersi e a godere della frescura di quell’acqua che cadeva copiosa in una miriade di spruzzi, nelle calde giornate dell’estate ternana. E nello stesso tempo un segnale chiaro che quella piazza doveva essere un luogo d’incontro che aveva come catalizzatore quel simbolo dell’innalzarsi verso il cielo. Cagli realizzò una serie di mosaici che girando tutto intorno al catino rappresentavano i segni dello zodiaco. In diverse occasioni, negli anni, la fontana di piazza Tacito è stata il luogo di festeggiamenti, il punto presso cui darsi appuntamento, dove ritrovarsi per gli avvenimenti più significativi. E in altre numerose occasioni si è dovuto procedere ad interventi di straordinaria manutenzione per i mosaici danneggiati dall’acqua che scorreva a velo perennemente su di essi, e per l’impianto idraulico.
    Leggi Tutto

Lancia di Luce (Pomodoro)
[Sculture e monumenti]

  • Per tutti è l’Obelisco di Arnaldo Pomodoro, ma il suo nome vero e “Lancia di luce”. È il simbolo moderno di Terni, e raffigura l’evoluzione dell’arte fusoria dal ferro grezzo della base fino alla punta che sembra essere d’oro. In realtà si tratta di cinque blocchi di acciaio inossidabile. L’arte dei maestri fonditori di Terni ha fatto sì che, utilizzando varie leghe, l’acciaio inossidabile assuma colorazioni diverse. Un peso complessivo di novanta tonnellate per un’opera d’arte alta trenta metri; tredicimila ore di lavoro per realizzare l’opera d’arte concepita da uno scultore come Arnaldo Pomodoro le cui opere sono installate, a renderle più belle, in città come Melbourne, Los Angeles, New York, Roma, San Paolo. È probabilmente l’unica scultura di Arnaldo Pomodoro, che ha voluto le sue opere realizzate con il bronzo, ad essere stata costruita interamente in acciaio ed oggi è la più grande opera del mondo realizzata in acciaio fuso. Per dare ad esso le particolari colorazioni, varie per ognuno dei blocchi, si sono sperimentati nuovi procedimenti di fusione, utilizzando per gli stampi sabbia proveniente dai monti africani e dalle spiagge australiane. Operazioni che sono state rese possibili grazie alla particolare esperienza maturata presso le acciaierie di Terni da alcuni tecnici, guidati dal mastro Mario Finocchio. Il connubio tra un maestro della scultura moderna e l’esperienza dei mastri forgiatisi a Terni, fonditori, esperti di leghe e di metalli, saldatori ha consentito la realizzazione di un’opera che vuol essere contemporaneamente testimonianza del passato di Terni e la sua proiezione verso il futuro e la modernità. A tale scopo risponde anche la sua collocazione, all’entrata nel centro cittadino che coincide con quel corso del Popolo firmato da due maestri dell’architettura contemporanea come Mario Ridolfi e Wolfgang Frankl.
    Leggi Tutto

E-Terni (Maraniello)
[Sculture e monumenti]

  • “E-Terni” si chiama. È un’installazione permanente che fisicamente completa un trittico di opere che illustrano la città di Terni, a chi, proveniente dal raccordo autostradale, transita lungo i viali che portano verso il centro. L’opera, realizzata in ferro, bronzo ed acciaio nasce dalla vena artistica di Giuseppe Maraniello, che a Terni giunse subito dopo aver ricevuto il premio “Guglielmo Marconi” per la pittura scultura e arte elettronica promosso dall’Università di Bologna. E-Terni idealmente e fisicamente al centro tra la scultura Hyperion di Agapito Miniucchi e la Lancia di luce (l’obelisco) di Arnaldo Pomodoro. Con Arnaldo Pomodoro, anzi, Giuseppe Maraniello ha collaborato strettamente avendo i due artisti realizzato un’opera a quattro mani per la cattedrale di San Giovannni Evangelista di Milwaukee, negli Stati Uniti. Un’opera costituita da un pennone alto 24 metri, di acciaio corten e bronzo, che poggia su una lastra d’acciaio a forma di rettangolo, lunga dieci metri. La lastra è ancorata al terreno solo su uno dei quattro lati e si stacca da terra, assumendo una posizione obliqua e trasmettendo una sensazione di precarietà che suscita interesse ed anche un qualche interrogativo nell’osservatore. Altre installazione di grandi dimensioni nate dall’arte di Maraniello sono collocate a Milano, all’ingresso dell’Istituto Mario Negri, nella Saint Thomas Chapel dell’Università statunitense di Yale (si tratta di un crocifisso di Bronzo a grandezza naturale posto dietro l’altare). L’opera di Maraniello di Piazza dei Poeti va guardata con una certa attenzione per cogliere alcune particolarità: al pennone sono appesi un uomo che si tuffa in un’anfora ed una maschera teatrale che fa uno sberleffo. Non mancano altri “arricchimenti” come un centauro stilizzato che combatte contro la propria coda ed una sfera dorata.
    Leggi Tutto

Hiperion (Miniucchi)
[Sculture e monumenti]

  • Non poteva non essere d’acciaio una scultura che desse il benvenuto a chi, proveniente dal raccordo autostradale, entra a Terni. Una scultura che i ternani hanno accettato subito anche se per qualcuno essa è la rappresentazione di una colomba della pace. Hyperion, si chiama la scultura datata 1981, Hyperion come il titano, il dio gigante che si generò da sé, immaginazione della potenza, della solidità e delle altre prerogative che si confanno ad una divinità. L’opera di Agapito Miniucchi, scultore originario della provincia di Rieti (Rocca Sinibalda che ha raccolto alcune opere nel museo a lui intitolato) è umbro di adozione. È un autodidatta, essendo la sua professione quella del medico. Com’è il titano Hyperion, così è l’opera di Miniucchi, massiccia (misura quattro metri per undici) e nello stesso tempo agile, realizzata in un materiale che è l’”anima” di Terni, un acciaio speciale (nel caso specifico il corten), e messaggio esplicito di due tratti caratteristici di Terni: la tecnologia e l’industriosità. Posta al centro di una grande rotonda, allo svincolo tra due ampie strade d’ingresso nell’abitato di Terni, essa consegna al viaggiatore che vi arriva il biglietto da visita di una città moderna, dinamica, industriosa e tecnologica. È la prima di un trittico di installazioni che il forestiero incontra entrando in città: nel percorrere un grande viale scorge l’Hyperion di Miniucchi: da una rotonda alla successiva, quando svetta con i suoi ventiquattro metri di altezza l’opera Giuseppe Maraniello E-Terni, punto di transito e quasi un trampolino di lancio verso la terza opera, quella che è diventata uno dei simboli principali della città, la “Lancia di luce” di Arnaldo Pomodoro, chiamata ormai solamente “L’Obelisco”. Tre opere che usano materiali speciali, la produzione che in epoca contemporanea rappresenta l’essenza cittadina utilizzata per un’espressione artistica variegata e riassumere, alla fine, in un monolite la storia millenaria di un luogo.
    Leggi Tutto

Chiavi musicali (Mattiacci)
[Sculture e monumenti]

  • Sono sei le grandi sculture di cemento al quarzo, poste nei giardini pubblici di via Giannelli attigui alla Passeggiata. C’è chi le definisce “Le note musicali” chi, invece, vuole che esse non siano altro che la trasposizione in chiave contemporanea di motivi ispirati dalle forme del Barocco Romano. Sono comunque il frutto della mente artistica di Eliseo Mattiacci. Le opere risalgono al 1986 e per un lungo periodo sono state utilizzate come elemento di arredo urbano in via Petroni, una traversa di corso Tacito, in pieno centro storico di Terni. Si tratta, nel suo insieme, di un’opera tipica di Eliseo Mattiacci che ha sempre evitato di conferire un forte segno di monumentalità alle sue sculture. Per ottenere questo scopo egli ha sempre evitato di porre le proprie opere su di un basamento. Ed in effetti le sei “note musicali” sono adagiate in orizzontale sul terreno. La particolarità, semmai, può essere individuata nel materiale usato. Eliseo Mattiacci ha infatti sperimentato i più diversi materiali, ma in ogni caso si è trattato di metalli o vetro. Nel caso di Terni invece è ricorso al cemento. La collocazione attuale presso i giardini pubblici appare più felice rispetto a quella originaria che era una via del centro cittadino. In uno spazio verde utilizzato per il footing o semplicemente per trascorrere un’ora tranquilla, quelle strutture flessuose e arricciate alle estremità, assumono una intrinseca bellezza producendo l’effetto di una valorizzazione estetica vicendevole tra il verde dell’ampio prato e la colorazione tipica della struttura di cemento. Le sculture di Mattiacci entrano, così, nel quotidiano e nell’abitudine di chi frequenta i giardini di via Giannelli, fino ad essere considerate una naturale componente dell’intero parco usata dai frequentatori con la massima disinvoltura e senza inibizioni. Opere d’arte che vengono così vissute e fatte proprie dalla cittadinanza. Poco lontano da esse è possibile scorgere altre strutture di cemento, queste non sono però opere d’arte. Si tratta dell’ingresso ad un rifugio antiaereo che era stato realizzato in quella parte della città, a ridosso della cinta delle mura medievali. Alla fine della seconda guerra mondiale la digressione del terreno era stata colmata con le macerie delle case del centro crollate a causa delle esplosioni degli ordigni sganciati dalle “fortezze volanti”. Solo qualche decennio dopo il terrapieno realizzato con quelle macerie fu rimosso e l’accesso al rifugio antiaereo ritornò alla luce. L’amministrazione comunale ternana decise allora di procedere ad una ristrutturazione per lasciare bene in vista un segno della memoria e nello stesso un monito a sostegno della pace.
    Leggi Tutto

Stele (Mastroianni)
[Sculture e monumenti]

  • Furono le acciaierie di Terni, nel 2001, a donare alla città l’opera di Umberto Mastroianni collocata all’incrocio tra corso Tacito e via Angeloni, uno slargo che si apre lungo la strada principale. Si tratta di un’opera che Mastroianni (scomparso nel 1998) aveva realizzato nel 1980. E proprio “Opera” si chiama la grande scultura da qualcuno ribattezzata in “Composizione di forme”. L’una e l’altra denominazione, comunque, lasciano la possibilità di interpretazione libera all’osservatore il quale ha l’opportunità di seguire la sensazione che riceve non appena giunge al cospetto dell’opera di Mastroianni. La scultura è un monolite alto sei metri realizzato in acciaio al carbonio fuso basso (un processo che consente di ottenere un acciaio fortemente omogeneo) legato con nichel, cromo e rame. D’altra parte Mastroianni si caratterizza proprio perché è stato uno dei pochissimi scultori italiani, se non l’unico, ad usare per realizzare le sue opere tutti i materiali possibili, da quelli “classici” come il bronzo, il marmo, la pietra, il ferro, il legno, anche metalli più preziosi quali l’oro, l’argento,l’acciaio, ma anche l’ ottone, lo zinco, il piombo e materiali meno “classici” quali il cartone, stoffa, plastica. Passando per la cera e la terracotta . Le sue opere monumentali, spesso strutture composite di bronzo, sono nate da una scommessa di rapporti tra volumi, spazi, luci, e ombre. Come le tredici sculture e i bassorilievi policromi che Mastroianni donò allo Stato sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso e che sono esposti, in una sala a lui intitolata, nella Galleria d’arte moderna. È quindi frutto della sua originale arte il monolite ternano che è stato posto nello slargo tra corso Tacito e via Angeloni, considerato luogo d’incrocio dell’asse viario cittadino di corso Tacito, e quindi della fine dell’800, con quello più antico che, proveniente dalla cattedrale, dirigeva verso la porta Spoletina. Proprio questo più antico asse viario, nella prossimità della scultura di Mastroianni, è richiamato alla memoria da un doppio cordolo di travertino inserito nella pavimentazione di corso Tacito che ne è attraversato.
    Leggi Tutto

Le Libertà (Turcato)
[Sculture e monumenti]

  • Sette colonne di ferro alte all’incirca nove metri ciascuna, colorate, a tinte vive, con vernice industriale. Sono “Le libertà” di Giulio Turcato installate a Piediluco nel 1989. Turcato è considerato uno degli esponenti più qualificati dell’astrattismo in ambito pittorico. In questo caso siamo invece di fronte ad una scultura, forma espressiva che Turcato non disdegnava ma a cui si è dedicato solo in poche occasioni. “Le libertà” rappresentano una delle sue più affascinanti opere di questo genere. Per cogliere appieno la validità delle "Libertà" è utile partire dalla spiegazione dello stesso Turcato: “Strutture longilinee in spinta verso l’alto per cercare di evadere verso uno spazio più consono alla loro natura”. Un “monumento” alla libertà quindi, che per propria natura è ricerca di valori più alti, anche nella società e nei rapporti tra le persone. Colonne protese verso l’alto e raggruppate, a rappresentare i desideri di ognuno. Desideri distinti – ecco i colori diversi – eppure chiamati a formare un insieme che salendo verso il cielo vuole andare oltre i limiti e i freni delle convenzioni umane. Giulio Turcato, il pittore comunista che fu criticato aspramente da Palmiro Togliatti, che è rimasto comunista “finché ne ha avuto voglia e coraggio”, disse di lui Antonello Trombadori, intellettuale che navigava ai vertici del Pci . Un pittore e un uomo che ha sempre difeso la propria scelta di libertà laica, che partecipò ai movimenti futuristi e poi a quelli cubisti e si formò a Parigi nell'atmosfera del primo dopoguerra, individualista e festosa, ma che veniva da una guerra che l’ha visto schierato da una parte ben precisa. Ma c’era sempre quel concetto di libertà a guidarne scelte e posizioni, quella libertà anelata anche attraverso l’ammirazione del colore, la ricerca dei colori accesi, nuovi: per lui era quella la gioia dell’arte, il colore da mettere su una superficie spenta, qualsiasi tipo di superficie. La fusione di due concetti legati indissolubilmente, la libertà ed il colore gioioso e festoso, trovano sintesi nelle “Libertà”. Un processo che si verifica in uno spazio aperto, che richiama esso stesso il senso della libertà e contemporaneamente della bellezza: gli stessi sentimenti suggeriti da ciò che offre alla vista il lago di Piediluco.
    Leggi Tutto

La Pressa da 12.000 t
[Sculture e monumenti]

  • Per la “Società delle Fucine”, una consociata nata da una costola della “Terni”, la pressa da dodicimila tonnellate aveva il valore del rottame di ferro: valeva per quanto pesava ossia, fatti i conti, un miliardo e cento milioni di lire. Ma per Terni la pressa da dodicimila tonnellate valeva molto di più: era ed è un pezzo di storia cittadina, un simbolo del lavoro, della tecnologia, dell’impegno di una intera città per la sua fabbrica. La pressa entrò in funzione nel 1935 e fu messa “in pensione”, nel 1993 dopo quasi sessant’anni di onorato servizio. Una macchina monumentale, di per sé: realizzata dalla Davy Brothers Ltd e dalla società “Terni” è alta 16 metri e 89 centimetri con un base d’appoggio rettangolare con i lati di nove metri e 53 centimetri e di quattro metri e 12 centimetri, per un peso totale di 1-751 tonnellate. L’amministratore delegato della Società delle Fucine, Walter Lessini, si dimostrò sensibile al salvataggio di un monumento al lavoro ternano e accondiscendente in caso di offerta di acquisto da parte del Comune (alla cifra che per la Finsider corrispondeva al valore della pressa). Il Comune di Terni si attivò e con contributo di altri enti e di associazioni private si assicurò la proprietà della pressa che non fu quindi ridotta a rottame e fusa nei forni delle acciaierie. Una apposita commissione, composta anche di esperti del settore dell’archeologia industriale, individuò il punto in cui posizionarla in città. Si scelse il piazzale antistante la Stazione Ferroviaria: un biglietto da visita per chi arriva in città. La pressa fu restaurata per quanto necessario e completamente riverniciata. Grigia, in origine, la colorazione era diventata verde negli anni Sessanta del secolo scorso. Successivamente erano state aggiunte le bande gialle laterali. I lavori per il posizionamento, piuttosto complicati, furono realizzati con l’ausilio di tecnici e ditte specializzate. La pressa-monumento è stata inaugurata nel 1999. Quella macchina possente era stata voluta dalla “Terni” per sostituire il “Grande maglio” a suo tempo simbolo del lavoro cittadino, una delle macchine più grandi del mondo nel suo genere. La pressa da 12mila tonnellate (è la potenza) che lo sostituì anche nell’aspetto simbolico, consentiva la forgiatura di lingotti del peso di 200 e 400 tonnellate.
    Leggi Tutto
bannerPopup

Orari Novembre

Apertura
Parco
Apertura
Acqua
Feriali 11.00 - 17.00 NO RILASCIO
Sabato e Domenica 11.00 - 17.00 dalle 12.00 alle 13.00
dalle 15.00 alle 16.00
Festivi e Speciali:
1/11
11.00 - 17.00 dalle 12.00 alle 13.00
dalle 15.00 alle 16.00

Scegli la tua visita guidata

Novembre 2017
Lun
Mar
Mer
Gio
Ven
Sab
Dom
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
27
28
29
30

Belvedere Inferiore
P.le F. Fatati 6
Terni

Belvedere Superiore
Voc. Cascata 30
Terni

Tel. 0744 62982
Fax 0744 362231
actl alis sistema museo civita adb