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La Cascata delle Marmore e non solo

La Rocca di Piediluco
  • 23/11/2020
  • Redazione
  • 165m racconta il territorio
  • 1229
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La Rocca di Piediluco

La Rocca del Castello di Luco ha una storia lunga e avvincente: diversi proprietari si sono susseguiti e ognuno ne ha modificato l'essenza e la ragion d'essere.

La conoscete?

C'era gia una fortificazione prima dell'anno Mille, ma sappiamo con certezza che fu possesso degli Arroni fino al 1220.

Data la sua posizione strategica, posta com'è in quella sorta di unico passaggio che c'era tra la Valnerina e la Valle Reatina, è stata contesa e ha visto battaglie cruente tra Rieti e Spoleto, Foligno, Perugia, ma anche tra Guelfi e Ghibellini.

Nel 1028 Bernardo d'Arrone cedette il Castello all'abbazia di Farfa, con l'unico fine di salvare la propria anima e quella della sua consorte, dal momento che non riuscivano a generare un figlio maschio. Cosa che poi avvenne e la donazione fu annullata.

Nel 1211 Federico II ne cedette la signoria ai ghibellini Brancaleoni, che fortificarono il castello, lo resero più complesso, gli diedero funzioni non solo abitative, ma anche di difesa.

Il forte terremoto del 1298 la distrusse in parte, Oddone di Brancaleoni si occupò della ricostruzione (e anche di quella del Santuario di San Francesco, nel borgo).

Le continue ostilità territoriali portarono all'uccisione dei Brancaleoni e fu cosi che fece la comparsa Blasco Fernando di Belviso, cugino del cardinale Albornoz, che diede un nuovo aspetto alla Rocca: la fortificò, la rese ancor più uno strumento di controllo, un simbolo della "restaurazione".

La Rocca diventò un monito contro ogni forma di ribellione (era questa la visione albornozioana delle costruzioni delle Rocche, per questo a volte ci si confonde affermando che la nostra Rocca di Luco sia "albornoziana").

Per la ricostruzione della Rocca sembra che Blasco abbia gravato la popolazione con pesanti tasse e imposte.

Per questi non fu amato dai piedilucani, che si ribellarono, e nella rivolta furono uccisi Blasco e suo figlio Garcia.

Furono accusati i piedilucani di queste uccisioni e l'anno successivo una rappresaglia pontificia ne fece uccidere oltre 50. Ma alcune fonti affermano che le morti di Blasco e Garcia furono causate da una faida politica che aveva coinvolto anche Spoleto.

Dopo ulteriori passaggi arrivarono qui i Trinci, un'antica famiglia guelfa di Foligno, a loro è dovuto lo Statuta Castri Piediluci, uno statuto che rendeva i proprietari della Rocca e del Castello più autonomi dallo Stato Pontificio. Il dominio dei Trinci terminò in modo cruento nel 1439, quando lo stato Pontificio si riappropriò della Rocca.

La Rocca fu giurisdizione della Chiesa finché il papa la concesse ai Poiani nel 1453.

Tra il ‘700 e l'800 appartenne ai baroni Ancajani, ai conti Pianciani di Spoleto, ai baroni Franchetti, finché nel 1927 Piediluco e la sua Rocca divennero proprietà della Provincia di Terni.

E oggi?

Oggi è lassù, silenziosa e sola, sotto scacco di una vegetazione anche troppo rigogliosa, si erge con enorme dignità verso il cielo e protegge simbolicamente il borgo, come ha sempre fatto.

O vecchia Rocca

al vertice del Monte

o diruto Castello

ghibellino, che in

ato erigi la fronte

al cielo immenso,

nitido e turchino

C. Merlotti



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