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La Cascata delle Marmore e non solo

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  • 06/01/2021
  • Redazione
  • 165m racconta il territorio
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I "perzichi" di Papigno

Vi abbiamo raccontato della valle Castelli, resa rigogliosa da acque, terreno fertile e clima ideale. In questa valle, prima dell'industrializzazione, vi furono impiantati con grandiosi risultati limoni, aranci, melangole e quei famosi peschi che restarono famosi per molto tempo nel mondo intero e che rendevano la valle uno scenario incantevole di colori e profumi.
I "pregiati perzichi" di Papigno erano talmente attraenti e gustosi al palato da impressionare i viaggiatori del Grand Tour.

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Già dal 1500 vi sono documenti che testimoniano le diverse varietà di pesche: persiche (pesca vera o pubescente spiccagnola), duracine (pesca vera con polpa aderente al nocciolo o cotogna), noci persiche (pesca noce con buccia liscia).
Lo scrittore tedesco J.J. Volkmann scriveva, sul finire del Settecento:

"Già Plinio scrive che i campi intorno a Terni venivano falciati quattro volte l'anno ... anche i meloni, le pesche e i fichi sono qui più grandi che in altre regioni d'Italia. In particolare si hanno delle pesche che pesano più di mezzo chilo l'una."

Poi, come dicevamo anche nel post di Valle Castelli, le fabbriche di carburo e calciocianammide ricoprirono di polveri tutta la conca di Papigno, i tetti delle case, i campi, le colture furono impolverati da questi residui industriali e poco a poco la valle perse il suo antico splendore.

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Che si sa oggi degli antichi "perzichi"?

L'associazione Archeologia Arborea ha realizzato nel 2002, insieme alla Provincia di Terni, una ricerca sul territorio di Papigno per scoprire se vi fosse ancora qualche albero delle antiche famose pesche di Papigno per poter poi recuperare i semi e restituire alla valle un pò dell'antico splendore, ora che le polveri di carburo e calciocianammide hanno smesso di posarsi sui tetti e sui terreni.
La ricerca terminò con un nulla di fatto, non vi erano più specie arboree da recuperare.
Tuttavia, nel 2012, si ha la notizia di una misteriosa signora Deinde che ne conservava ben due esemplari.
Inoltre, più di recente l'associazione Papigno Pesche ne sta osservando e proteggendo alcune, in un luogo non noto, quasi sacro, proprio come necessitano le cose rare e preziose, che hanno ancora delle storie da raccontare.
Noi che siamo un pò nostalgici ma mai rassegnati, facciamo il tifo per i perzichi di Papigno e speriamo di avere presto delle buone notizie.



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Per questo post ringraziamo:
Adriano Vinciarelli, associazione Papigno Pesche
http://papignopesche.blogspot.com

Catalogo "I pregiati perzichi di Papigno.
Testi di Isabella Dalla Ragione, Enrico Maccaglia, Andrea Giardi.
Edito da Provincia di Terni
2002

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